Il 1964 è l’anno in cui per la prima volta “The Beatles go to America“. I Fab Four sbarcano a New York il 7 febbraio 1964, con 3000 fan ad attenderli urlanti.

Un paio di mesi prima, è uscito il loro secondo album – “With the Beatles” che negli Stati Uniti viene pubblicato il 20 gennaio 1964 col titolo “Meet the Beatles!” – e la loro prima apparizione su una tv americana, il 18 novembre 1963, un servizio di 4 minuti sul notiziario di punta della NBC, Huntley-Brinkley Report, viene seguita da milioni di americani.

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L’attesa è enorme: in Inghilterra i Beatles sono già un fenomeno di massa da milioni di dischi venduti. “Arrivano quei Beatles, le 4 teste a caschetto (mop top in inglese. Ndr) urlanti che hanno rovinato l’Inghilterra” titola un articolo di Life del 31 gennaio che esprime tutta la preoccupazione per l’isteria collettiva che il quartetto di Liverpool provoca soprattutto nelle ragazze. Tentativo inutile, i Beatles otterranno il solito successo stratosferico dominando le classifiche di vendita negli Usa per tutto l’anno, piazzando al primo posto dei 45 giri, nell’ordine: “I Want To Hold Your Hand”, “She Loves You”, “Can’t Buy Me Love”, “Love Me Do”, “A Hard Day’s Night”, “I Feel Fine”.

Billboard del 15 febbraio 1964 annuncia "l'invasione dei Beatles". Da notare anche l'articolo dedicato a Gigliola Cinquetti, fresca vincitrice del 14° festival di Sanremo con "Non ho l'età". Per chi fosse interessato, qui l'intero archivio in pdf di quasi sessant'anni di storia della rivista musicale americana più famosa insieme a Rolling Stone (arrivato molto dopo, nel 1967).
Billboard del 15 febbraio 1964 annuncia “l’invasione dei Beatles”. Da notare anche l’articolo dedicato a Gigliola Cinquetti, fresca vincitrice del 14° festival di Sanremo con “Non ho l’età”. Per chi fosse interessato, qui l’intero archivio in pdf di quasi settant’anni di storia della rivista musicale americana più famosa insieme a Rolling Stone (arrivato molto dopo, nel 1967).

Ma se il 1964 è certamente l’anno dei Beatles (uno tra i tanti “anni dei Beatles“, fino al loro scioglimento nel 1970), va segnalata anche una zampata del vecchio leone Dino Crocetti, in arte Dean Martin, all’epoca quasi cinquantenne e ormai avviato alla fase discendente della carriera, anche se il grande successo del “Dean Martin Show” arriverà l’anno successivo.

everybody needs somebody sometimes

Ma giusto il 15 agosto 1964 il grande crooner riesce a scalare il primo posto della classifica di vendita dei 45 giri con la sua cover di “Everybody Loves Somebody“, un vecchio brano del 1947 completamente riarrangiato. Anche se è ancora un artista di primo livello, Martin non aveva più piazzato una hit nella classifica dei Top 40 dal 1958. Con la British Invasion a dominare le classifiche degli Stati Uniti, le speranze che il cantante di origine italiana potesse conquistare ancora un pubblico ormai prevalentemente composto da scatenati teenager erano davvero poche. Inoltre, Dean non sopportava il rock, tanto da entrare spesso in conflitto con il figlio quattordicenne Dean Paul che, come molti adolescenti dell’epoca, era un fan scatenato dei Beatles e di altri gruppi pop inglesi. Fino al punto di lanciargli una sfida: “Butterò giù i tuoi amichetti dalla classifica”. Missione compiuta proprio il 15 agosto, quando “Everybody Loves Somebody” raggiunge il primo posto della classifica di Billboard (qui il numero della rivista) scalzando “A Hard Day’s Night”, in testa nelle due settimane precedenti.

Grande Dean, come al solito, capace di regalare ai suoi fan di ogni epoca (come il sottoscritto) straordinarie scosse:

Non mi dà la scossa lo champagne
L’alcol puro non mi ubriaca affatto
Allora dimmi perché dovrebbe essere reale
il fatto che sia tu a darmi la scossa
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