Domenica 1 novembre 1964 si inaugura la prima linea della metro milanese, la linea rossa, la M1. Costati 45 miliardi di lire, i lavori sono iniziati il 12 giugno 1957 e nel tardo autunno del 1964 viene aperta al pubblico una prima tratta di 11,8 km e 21 stazioni, da Sesto Marelli a Lotto (la linea attuale è lunga 27 km e presenta 38 fermate). L’entusiasmo dei milanesi è alle stelle. Anche troppo. Tanto da spingere La Stampa a parlare di “assalto alla diligenza” per raccontare la voglia di attraversare Milano da est a ovest alla velocità di un treno in corsa: “Centinaia di abusivi, dopo i discorsi del sindaco Bucalossi e del ministro Tremelloni, si sono slanciati verso i convogli in attesa alla stazione di piazzale Lotto. Soltanto i più robusti li hanno raggiunti. Signore svenute nella ressa”.

Il biglietto del nuovissimo mezzo di trasporto costa 100 lire, praticamente 1,10 euro di oggi, ma i milanesi scoprono immediatamente che, senza neppure tanta fatica, si può fruire gratuitamente della metropolitana. Dei 283 mila passeggeri che affollano la metro nei primi due giorni di servizio, sono parecchi i furbetti che capiscono che si può viaggiare “più volte con lo stesso biglietto o addirittura con un biglietto da visita, cioè con un semplice cartoncino. Le macchinette obliteratrici che dovrebbero rappresentare gioielli della elettronica, infatti, non funzionano. La scoperta è stata fatta ieri dal dirigenti quando si sono accorti che un solo biglietto poteva far aprire una, due, tre, dieci volte le tornelle: bastava rimetterlo dentro dalla parte opposta a quella regolare, oppure tagliarne via una fettina — là dove la macchinetta aveva obliterato la prima volta — ed ecco che il biglietto tornava disponibile”.

D’accordo, “incidenti di percorso” che ci possono stare: di una rete metropolitana per il capoluogo meneghino si parla addirittura dal 1857 e la sua inaugurazione rappresenta l’ingresso ufficiale di Milano nel novero delle moderne città europee, anche se con un secolo di ritardo rispetto alla underground più antica del mondo, quella di Londra, inaugurata nella sua prima tratta addirittura nel 1863. Cioè, un anno dopo l’arrivo ufficiale a Milano di Gaspare Campari, inventore della famosa bevanda e fondatore dell’omonima azienda. Saranno i suoi eredi a commissionare al grande artista e designer Bruno Munari, proprio in occasione dell’apertura della metro milanese, una grafica di grandi dimensioni che potesse essere notata e rimanere impressa nella mente e nello sguardo anche da un treno in corsa: un manifesto stampato in un unico formato su fondo rosso ufficialmente denominato “Declinazione grafica del nome Campari”. “Qualcosa di più di una semplice pubblicità”, piuttosto – come ricorda Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte – Fondazione Giorgio Cini di Venezia – un esempio di “programmazione visuale perché pensato per essere visto in movimento, con un’idea se vogliamo cinetica – e sappiamo quanto Milano fu determinante in quegli anni per il movimento dell’arte cinetica, e quanto lo fu il sostegno di imprese come Olivetti – e perché si riallaccia alle radici futuriste di Munari: credo che quel manifesto sia un punto di arrivo. Il mio visitatore, il mio viaggiatore viene “sparato” dentro questi tubi della metropolitana e riesce a leggere il nome Campari in tutte le sue declinazioni tipografiche…”

Per omaggiare questo capolavoro di grafica, nel 2000 l’architetto e designer Italo Lupi ha realizzato un manifesto-tributo sostituendo il nome di Munari a quello di Campari.

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