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1 settembre 1964. Con ogni mezzo necessario

Uno degli aspetti più piacevoli, anche se impegnativi, nel dedicarmi a un blog come questo sono le ricerche da fare per recuperare materiali e storie relative all’anno di cui si occupa, il 1964. Regolarmente finisce che inseguendo una traccia, improvvisamente la curiosità conduca altrove, e poi ancora devii dalla strada principale perdendosi in una via secondaria. E’ quello che succede con questo post, ramo imprevedibilmente innestatosi su un’idea che mi frulla in testa da mesi: un pezzo sull’album capolavoro di John Coltrane “A love supreme”, pubblicato nel febbraio 1965, ma registrato in studio in una sola sessione il 9 dicembre 1964. Stiamo parlando di un gioiello che ha fatto la storia del jazz, secondo l’Associazione Americana dell’Industria Discografica (RIIA) al ventisettesimo posto tra gli album jazz più venduti di sempre (ok, con “Kind of Blue” di Miles Davis non c’è niente da fare).

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12 giugno 1964. La guerra del Vietnam nello sguardo del “nuovo” Robert Capa

“Una mattina presto d’inizio aprile, alle 6.30, ho preso un autobus diretto a nord di Saigon, sulla Route 13. Era una giornata bellissima, luminosa e fresca: il cielo lindo di un blu meraviglioso. L’autobus era pieno di donne. Quasi tutti gli autobus in partenza da Saigon sono pieni di viaggiatrici perché generalmente nessuno dei belligeranti fa fuoco su mezzi carichi di donne”. Inizia così il reportage pubblicato sul numero di Life del 2 luglio 1965 (pag. 56) del fotoreporter giapponese freelance Akihiko Okamura (1 gennaio 1929 – 24 marzo 1985). Okamura si dirige verso nord (la Route 13 da Saigon – l’attuale Ho Chi Minh Ville – punta dritta verso il confine con la Cambogia) perché “intenzionato a fotografare i Vietcong”, termine che definisce i comunisti del Vietnam del sud (chiamati anche V.C. o Victor Charlie), i membri del Fronte di Liberazione Nazionale (N.L.F.) che combattono contro il regime filo-americano di Saigon.

Okamura, che è in Vietnam dal luglio 1963 come inviato della Pan Asia Newspaper Alliance (PANA), ha idee molto precise. E’ intenzionato a: 1) incontrare un alto ufficiale dei V.C., preferibilmente il teorico dei ribelli sudvietnamiti, Huynh Tan Phat; 2) intervistare un prigioniero statunitense (nell’aprile 1965 gli americani presenti in Vietnam sono poco più di 20 mila, formalmente ancora come “consiglieri militari”, anche se da lì a pochi mesi sarà ufficializzato l’intervento diretto delle truppe statunitensi nel conflitto); 3)  fotografare un villaggio controllato dai vietcong; 4) poter avere accesso alle prove, se esistenti, dell’uso di armi chimiche da parte degli americani; 5) documentare l’esistenza di consiglieri stranieri, se presenti, di supporto ai viet; 6) la possibilità di intervistare un giornalista vietcong.

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1 ottobre 1964. Innamorarsi, sposarsi e avere dei bambini

Intervistato da Gino Castaldo su Repubblica, Ivano Fossati ricorda Giorgio Gaber dal quale – rivela – “ho imparato soprattutto a stare sul palcoscenico. Maestri dell’arte di stare sul palco come Gaber ce ne sono stati pochi e siccome ho avuto la fortuna di vedere molti suoi spettacoli, ho imparato molto”. Il Gaber più amato da Fossati è quello “della prima parte della sua carriera, quella degli anni Sessanta, quando parte dal basso, fa canzoni meravigliose come Le strade di notte (…)”:

Le strade di notte
mi sembrano più grandi
e anche un poco più tristi
è perché non c’è in giro nessuno.

Il brano è stato pubblicato da Gaber, allora ventunenne, nel 1961 su 45 giri, per venire poi prestato ad una giovane e ancora sconosciuta Gigliola Cinquetti che, nel 1963, vince con questo pezzo il Festival di Castrocaro. E’ il trampolino di lancio per la Cinquetti che grazie a questa vittoria partecipa l’anno dopo a Sanremo con “Non ho l’età”, raccogliendo un nuovo trionfo.

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1 novembre 1964. Munari per Campari

Domenica 1 novembre 1964 si inaugura la prima linea della metro milanese, la linea rossa, la M1. Costati 45 miliardi di lire, i lavori sono iniziati il 12 giugno 1957 e nel tardo autunno del 1964 viene aperta al pubblico una prima tratta di 11,8 km e 21 stazioni, da Sesto Marelli a Lotto (la linea attuale è lunga 27 km e presenta 38 fermate). L’entusiasmo dei milanesi è alle stelle. Anche troppo. Tanto da spingere La Stampa a parlare di “assalto alla diligenza” per raccontare la voglia di attraversare Milano da est a ovest alla velocità di un treno in corsa: “Centinaia di abusivi, dopo i discorsi del sindaco Bucalossi e del ministro Tremelloni, si sono slanciati verso i convogli in attesa alla stazione di piazzale Lotto. Soltanto i più robusti li hanno raggiunti. Signore svenute nella ressa”.

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1 giugno 1964. Scorrono copiose le lacrime

Anche se non si sa bene se provocate dal riso o dal pianto. Perché ad ascoltare la versione della ballata composta dagli Stones nel 1964, “As tears go by“, cantata da Jagger in concerto a Milano nel 2006 in un italiano stentato, di lacrime ne scorrono veramente tante. Un omaggio (presunto) al pubblico indigeno riprendendo la cover del loro brano realizzata dagli Stadio e inserita nel cd live di quello stesso anno, “Canzoni per parrucchiere Live Tour“.

“As tears go by”, titolo che fa chiaramente il verso a “As time goes by” cantata da Sam in “Casablanca” (il titolo originale infatti era lo stesso, poi modificato per non generare confusione con il brano del film di Michael Curtiz), è stata scritta da Richards e Jagger insieme al loro produttore Andrew Loog Oldham che, ai due ventenni con già all’attivo un album, ma praticamente composto da sole cover, disse: «Basta, non potete limitarvi a cover di vecchi blues. Se volete un futuro dovete cominciare a comporre». «Perciò – intimò – datemi una canzone dalle mura solide, con le finestre alte. E niente sesso».

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25 ottobre 1964. Ci siamo affermati negli sport in cui l’uomo è solo

Quando tra il 2010 e il 2011 con i colleghi delle Officine Tolau realizzammo il documentario “Occupiamo l’Emilia” sull’avanzata elettorale – in quegli anni – della Lega Nord in Emilia-Romagna, una delle interviste più significative fu certamente quella a una coppia di ex militanti del PCI passati poi alla Lega. 50 secondi che ancora oggi vale la pena rivedere.

Da allora mi è rimasta la curiosità di verificare se quanto affermato, dalla signora in particolare, corrispondesse effettivamente al vero. Almeno dal dopoguerra fino alla progressiva presa di distanza del PCI rispetto all’URSS a partire dalla primavera di Praga del 1968.

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15 agosto 1964. Butterò giù i tuoi amichetti dalla classifica

Il 1964 è l’anno in cui per la prima volta “The Beatles go to America“. I Fab Four sbarcano a New York il 7 febbraio 1964, con 3000 fan ad attenderli urlanti.

Un paio di mesi prima, è uscito il loro secondo album – “With the Beatles” che negli Stati Uniti viene pubblicato il 20 gennaio 1964 col titolo “Meet the Beatles!” – e la loro prima apparizione su una tv americana, il 18 novembre 1963, un servizio di 4 minuti sul notiziario di punta della NBC, Huntley-Brinkley Report, viene seguita da milioni di americani.

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30 gennaio 1964. Mama mia, che nostalgia

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Questa inserzione a tutta pagina compare sul New York Times del 30 gennaio 1964. Pubblicizza Macy’s, una catena della grande distribuzione che tra le tante offerte consegna anche prodotti surgelati a domicilio, fondata a New York addirittura nel 1858 da Rowland Hussey Macy e attiva ancora oggi, anche se adesso è una multinazionale con centinaia di punti vendita in 45 paesi del mondo e smercia prodotti meno deperibili di una “steak magnifico for every day“.

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21 marzo 1964. La primavera del doping

Il giorno dopo la squalifica di otto anni al marciatore italiano Alex Schwazer, dopo le polemiche per la mezza riammissione degli atleti della federazione Russia accusata di “doping di stato“, dopo che piovono le solite accuse sui risultati delle gare attualmente in corso, su Internazionale Gianluca Ciucci lamenta il fatto che a Rio il doping sia “uno dei protagonisti peggiori“. Ciucci parte da (relativamente) da lontano: dall’ex ciclista Lance Armstrong, vincitore di sette Tour de France consecutivi prima che quei successi gli venissero revocati per l’uso sistematico di sostanza dopanti, senza le quali, per sua stessa ammissione, “vincere sarebbe stato impossibile”.

“Una tesi – prosegue Ciucci – ribadita anche in una lezione pubblica che Armstrong ha tenuto all’università del Colorado di fronte a un centinaio di studenti nel marzo scorso. In quell’occasione l’ex campione texano ha ricordato di quanto sia stato diffuso nel ciclismo l’uso di sostanze illecite, a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo. Una tesi con un fondo di verità, sostenuta spesso da chi è stato squalificato per doping, di frequente letta come una excusatio non petita e troppo poco come un grido di allarme dello sport professionistico”.

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