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Italia

9 febbraio 1964. Dal medico dei poveri al medico della mutua

Domenica 9 febbraio 1964, sul “Secondo programma” (si chiamava così l’attuale Rai Due) va in onda la prima delle sette puntate dell’adattamento televisivo del romanzo del 1937 di Archibald J. Cronin, “La cittadella“. Diretto da un regista specializzato in sceneggiati televisivi come Anton Giulio Majano, musicato da Riz Ortolani, la riduzione italiana del romanzo di Cronin ottiene un successo strepitoso anche grazie alla presenza nei panni del protagonista, il dottor Andrew Manson, dell’idolo degli sceneggiati e dei fotoromanzi dell’epoca, Alberto Lupo. Al suo fianco, Anna Maria Guarnieri, nel ruolo della moglie Cristina Barlow, Eleonora Rossi Drago e una giovanissima Laura Efrikian.

Alberto Lupo e Anna Maria Guarnieri in
Alberto Lupo e Anna Maria Guarnieri in “La cittadella”.

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30 gennaio 1964. Mama mia, che nostalgia – 2

Più che una ripresa di questo precedente post in cui partendo da una inserzione pubblicità degli anni Sessanta, risalivo all’occupazione alleata in Italia, questa è una sorta di appendice. Parlando con un amico infatti, mi ha giustamente segnalato – a proposito dei frequenti rapporti sessuali, volontari o costretti, tra donne italiane e soldati americani – del celebre brano “Tammurriata nera, una canzone napoletana (la tammurriata è appunto una musica e danza tradizionale) scritta nel 1944, in piena occupazione, dal giornalista e paroliere Edoardo Nicolardi su musica di E. A. Mario. La canzone racconta senza tanti giri di parole dei frequentissimi rapporti più o meno amorosi tra le donne napoletane e i soldati alleati, e delle conseguenze, pure queste frequenti, di una simile pratica:

Io non capisco a volte che succede,
che quello che si vede non si crede!
E’ nato un bambino, è nato nero
e la mamma lo chiama Ciro,
sissignore! Lo chiama Ciro!

Rigirala come ti pare,
Rigirala come ti pare,
che tu lo chiami Ciccio o Antonio
che tu lo chiami Peppe o Ciro
il fatto è che quello è nero, nero come non si sa che!

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30 gennaio 1964. Mama mia, che nostalgia

30 gennaio pubblicita macy_s

Questa inserzione a tutta pagina compare sul New York Times del 30 gennaio 1964. Pubblicizza Macy’s, una catena della grande distribuzione che tra le tante offerte consegna anche prodotti surgelati a domicilio, fondata a New York addirittura nel 1858 da Rowland Hussey Macy e attiva ancora oggi, anche se adesso è una multinazionale con centinaia di punti vendita in 45 paesi del mondo e smercia prodotti meno deperibili di una “steak magnifico for every day“.

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21 marzo 1964. La primavera del doping

Il giorno dopo la squalifica di otto anni al marciatore italiano Alex Schwazer, dopo le polemiche per la mezza riammissione degli atleti della federazione Russia accusata di “doping di stato“, dopo che piovono le solite accuse sui risultati delle gare attualmente in corso, su Internazionale Gianluca Ciucci lamenta il fatto che a Rio il doping sia “uno dei protagonisti peggiori“. Ciucci parte da (relativamente) da lontano: dall’ex ciclista Lance Armstrong, vincitore di sette Tour de France consecutivi prima che quei successi gli venissero revocati per l’uso sistematico di sostanza dopanti, senza le quali, per sua stessa ammissione, “vincere sarebbe stato impossibile”.

“Una tesi – prosegue Ciucci – ribadita anche in una lezione pubblica che Armstrong ha tenuto all’università del Colorado di fronte a un centinaio di studenti nel marzo scorso. In quell’occasione l’ex campione texano ha ricordato di quanto sia stato diffuso nel ciclismo l’uso di sostanze illecite, a cavallo tra ventesimo e ventunesimo secolo. Una tesi con un fondo di verità, sostenuta spesso da chi è stato squalificato per doping, di frequente letta come una excusatio non petita e troppo poco come un grido di allarme dello sport professionistico”.

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6 agosto 1964. Pericoloso il sexy senza virgolette

Visto come è ridotta oggi la lingua italiana, più per l’analfabetismo di ritorno che per l’uso strabordante di anglicismi, fa sorridere questo pezzo della Stampa del 6 agosto 1964. Leo Pestelli, scrittore e “cultore della lingua italiana su posizioni puristiche”, interviene in difesa della lingua di Dante raccomandando “prudenza circa l’adozione del forestierismo“. E’ pur vero – spiega – che ci siamo rimessi” dagli eccessi successivi alla caduta del fascismo, quando “fu una corsa a rioccupare le parole straniere; e le edicole rifiorirono di nuove testate — «Chic», «Flirt», «Cocktail», «Star», «Club», «Séparé», «Derby», «Parade» — significanti l’ebbrezza dell’esotismo ritrovato,” ma sarebbe tuttavia opportuno non abbandonare le “cautele grafiche (corsivo o virgolette) atte a circoscriverle“. Visto che “un tale uso franco dell’esotismo può dare ai meno colti o peggio agli snob, che, già orecchianti per natura, non più richiamati all’attenzione dalle impegnative virgolette, saranno indotti a permettersi nuove licenze ortografiche con parole che non bene conoscono.” Sexy? Meglio «virgolettarlo».

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1 gennaio 1964. Le rumorose usanze degli immigrati

Il 1964 iniziò di mercoledì. Con milioni di italiani – informa ecumenica L’Unità del giorno dopo – a festeggiare “la fine dell’anno vecchio e l’arrivo di quello nuovo, nelle case, davanti ai televisori o alla radio, sui campi di neve, nei ristoranti, o comunque insieme agli amici, ai parenti e ai familiari“, favoriti dal bel tempo e da una temperatura mite in tutta la penisola.

Naturalmente, come da tradizione, gli italiani hanno festeggiato il nuovo anno con la solita esuberanza: a Roma e nel Lazio – scrive sempre L’Unità – “fiaschi e bottiglie vuote, scarpe vecchie, scatoloni, sedie e perfino tavolini rotti, sono volati giù dalle finestre mentre in ogni angolo della città si udivano le fragorose esplosioni dei mortaretti”.

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