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musica

1 settembre 1964. Con ogni mezzo necessario

Uno degli aspetti più piacevoli, anche se impegnativi, nel dedicarmi a un blog come questo sono le ricerche da fare per recuperare materiali e storie relative all’anno di cui si occupa, il 1964. Regolarmente finisce che inseguendo una traccia, improvvisamente la curiosità conduca altrove, e poi ancora devii dalla strada principale perdendosi in una via secondaria. E’ quello che succede con questo post, ramo imprevedibilmente innestatosi su un’idea che mi frulla in testa da mesi: un pezzo sull’album capolavoro di John Coltrane “A love supreme”, pubblicato nel febbraio 1965, ma registrato in studio in una sola sessione il 9 dicembre 1964. Stiamo parlando di un gioiello che ha fatto la storia del jazz, secondo l’Associazione Americana dell’Industria Discografica (RIIA) al ventisettesimo posto tra gli album jazz più venduti di sempre (ok, con “Kind of Blue” di Miles Davis non c’è niente da fare).

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1 ottobre 1964. Innamorarsi, sposarsi e avere dei bambini

Intervistato da Gino Castaldo su Repubblica, Ivano Fossati ricorda Giorgio Gaber dal quale – rivela – “ho imparato soprattutto a stare sul palcoscenico. Maestri dell’arte di stare sul palco come Gaber ce ne sono stati pochi e siccome ho avuto la fortuna di vedere molti suoi spettacoli, ho imparato molto”. Il Gaber più amato da Fossati è quello “della prima parte della sua carriera, quella degli anni Sessanta, quando parte dal basso, fa canzoni meravigliose come Le strade di notte (…)”:

Le strade di notte
mi sembrano più grandi
e anche un poco più tristi
è perché non c’è in giro nessuno.

Il brano è stato pubblicato da Gaber, allora ventunenne, nel 1961 su 45 giri, per venire poi prestato ad una giovane e ancora sconosciuta Gigliola Cinquetti che, nel 1963, vince con questo pezzo il Festival di Castrocaro. E’ il trampolino di lancio per la Cinquetti che grazie a questa vittoria partecipa l’anno dopo a Sanremo con “Non ho l’età”, raccogliendo un nuovo trionfo.

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1 giugno 1964. Scorrono copiose le lacrime

Anche se non si sa bene se provocate dal riso o dal pianto. Perché ad ascoltare la versione della ballata composta dagli Stones nel 1964, “As tears go by“, cantata da Jagger in concerto a Milano nel 2006 in un italiano stentato, di lacrime ne scorrono veramente tante. Un omaggio (presunto) al pubblico indigeno riprendendo la cover del loro brano realizzata dagli Stadio e inserita nel cd live di quello stesso anno, “Canzoni per parrucchiere Live Tour“.

“As tears go by”, titolo che fa chiaramente il verso a “As time goes by” cantata da Sam in “Casablanca” (il titolo originale infatti era lo stesso, poi modificato per non generare confusione con il brano del film di Michael Curtiz), è stata scritta da Richards e Jagger insieme al loro produttore Andrew Loog Oldham che, ai due ventenni con già all’attivo un album, ma praticamente composto da sole cover, disse: «Basta, non potete limitarvi a cover di vecchi blues. Se volete un futuro dovete cominciare a comporre». «Perciò – intimò – datemi una canzone dalle mura solide, con le finestre alte. E niente sesso».

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21 marzo 1964. Il mistero delle leonesse marine

L’altro giorno, guardando un mediocre thriller del 1999, “The general’s daughter” attratto dalla presenza di John Travolta – che comunque mi piace sempre, anche nei film più sciatti che ha interpretato in carriera – mentre sto per spegnere monitor e computer, rimango folgorato dalle note della canzone dei titoli di coda (in realtà è presente anche nei titoli di testa, ma non ci avevo fatto caso). Questa:

L’autore del brano e dell’intera colonna sonora è il compositore, morto nel 2004, Greg Hale Jones. Il pezzo però è un remix di una canzone tradizionale del folk afro-americano del sud degli Stati Uniti conosciuta come “Sea lion woman” che vanta diverse cover, ad esempio questa di Feist. La più celebre è quella di Nina Simone, inserita come lato b nel 45 di “Mississippi Goddam“, una canzone di protesta – pare composta in meno di un’ora – per denunciare l’assassinio dell’attivista per i diritti civili Medgar Evers e l’attentato dinamitardo del Klu Klux Klan contro una chiesa battista di Birmingham, in Alabama, in cui persero la vita quattro bambine di colore.

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30 gennaio 1964. Mama mia, che nostalgia – 2

Più che una ripresa di questo precedente post in cui partendo da una inserzione pubblicità degli anni Sessanta, risalivo all’occupazione alleata in Italia, questa è una sorta di appendice. Parlando con un amico infatti, mi ha giustamente segnalato – a proposito dei frequenti rapporti sessuali, volontari o costretti, tra donne italiane e soldati americani – del celebre brano “Tammurriata nera, una canzone napoletana (la tammurriata è appunto una musica e danza tradizionale) scritta nel 1944, in piena occupazione, dal giornalista e paroliere Edoardo Nicolardi su musica di E. A. Mario. La canzone racconta senza tanti giri di parole dei frequentissimi rapporti più o meno amorosi tra le donne napoletane e i soldati alleati, e delle conseguenze, pure queste frequenti, di una simile pratica:

Io non capisco a volte che succede,
che quello che si vede non si crede!
E’ nato un bambino, è nato nero
e la mamma lo chiama Ciro,
sissignore! Lo chiama Ciro!

Rigirala come ti pare,
Rigirala come ti pare,
che tu lo chiami Ciccio o Antonio
che tu lo chiami Peppe o Ciro
il fatto è che quello è nero, nero come non si sa che!

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15 agosto 1964. Butterò giù i tuoi amichetti dalla classifica

Il 1964 è l’anno in cui per la prima volta “The Beatles go to America“. I Fab Four sbarcano a New York il 7 febbraio 1964, con 3000 fan ad attenderli urlanti.

Un paio di mesi prima, è uscito il loro secondo album – “With the Beatles” che negli Stati Uniti viene pubblicato il 20 gennaio 1964 col titolo “Meet the Beatles!” – e la loro prima apparizione su una tv americana, il 18 novembre 1963, un servizio di 4 minuti sul notiziario di punta della NBC, Huntley-Brinkley Report, viene seguita da milioni di americani.

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12 aprile 1964. Quando mi innamorai di Kathy

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L’album che vedete qui sopra è il primo pubblicato da Paul Simon come solista, dopo quello in coppia con Art Garfunkel, “Wednesday Morning, 3 A.M.” . Contiene alcuni brani leggendari come “The sound of silence”, “I’m a rock, “April come she will” e “Kathy’s song”. E’ stato registrato a Londra tra giugno e luglio del 1965 e pubblicato in agosto.

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